//HoloLens: analisi e riflessioni sul device

HoloLens: analisi e riflessioni sul device

By |2019-09-06T19:10:18+00:00Maggio 31st, 2017|A Geek Touch|

Era il gennaio 2015 quando Microsoft, in occasione del Microsoft Build, l’evento annuale in cui vengono presentate le novità introdotte, ha mostrato al pubblico per la prima volta gli HoloLens, un visore per la Realtà Aumentata che permette la visualizzazione di ologrammi e schermate direttamente sovrapposti alla scena reale.

La reazione, come era facilmente prevedibile, è stata di grande stupore e curiosità ed è iniziato il conto alla rovescia per il lancio sul mercato. Lancio che a distanza di un anno e mezzo non è ancora avvenuto e sul quale ancora poco di ufficiale è trapelato se non, notizia di questi ultimi giorni, un data che aleggia nell’aria: il 2019.

Nel tempo passato dalla sua prima apparizione in pubblico non si è però smesso di parlarne e, al crescere dei rumors, le aziende che hanno scelto di accostarsi al prodotto prendendo parte a progetti sono sempre di più. Questo aspetto lancia un messaggio senza dubbio positivo, segno che si tratta di un prodotto nel quale vale la pena investire tempo ed energie.

Siamo quindi certi che ne sentiremo parlare sempre di più e proprio per questo andiamo a scoprire meglio il device e le sue potenzialità.

La Tecnologia di HoloLens

Molti lo chiamano computer olografico indossabile, ma più comunemente viene definito un visore di realtà aumentata perché capace di sovrapporre all’ambiente reale un’interfaccia virtuale con la quale è possibile interagire in modo naturale.

HoloLens inoltre è in grado di mappare in 3D gli ambienti reali, permettendo di visualizzare gli elementi in realtà virtuale coerentemente inseriti nello spazio circostante.

Le interfacce virtuali sono meglio note come ologrammi e sono sviluppabili in 3D. Queste caratteristiche tecniche del device permettono di posizionare elementi virtuali nello spazio avendo l’illusione che siano realmente inseriti all’interno di esso, occupando un loro spazio e venendo percepiti come dotati di una massa. Gli ologrammi sono sviluppati con virtuosismi tecnici molto elevati, al punto che, alcuni di essi, possono animarsi se richiesto dall’utente.

Il visore è di tipo standalone, il che significa che è in grado di funzionare in modo autonomo senza dover essere collegato ad altri device.

La complessità e la precisione tecnica sono elevatissimi: HoloLens comprende infatti diversi sensori, tra i quali alcuni per misurare l’inerzia, un sensore di luce e quattro telecamere per l’analisi ambientale e la lista potrebbe proseguire. Dotato anche di un piccolo impianto acustico che permette di essere avvolti totalmente anche dal punto di vista uditivo, permette all’utente di vivere un’esperienza a 360°.

Chi indossa HoloLens vede infatti intorno a sé oggetti sovrapposti a quelli reali e gestibili con il movimento delle mani, il suono della voce o la direzione dello sguardo in modo del tutto naturale.

Alcuni impieghi di HoloLens

HoloLens non è ancora disponibile sul mercato della grande distribuzione, tuttavia alcune aziende, tra cui Vidiemme, hanno ricevuto in dotazione il kit di sviluppo per sperimentare questa nuova tecnologia.

Questo permette di studiare come potrebbe essere usato il device e inserito nella vita degli utenti. Tra i Brand che si sono pubblicamente messi in gioco nell’ultimo periodo c’è Air New Zealand che ha pensato di dotare gli assistenti di volo con il device per analizzare i sentimenti provati dai viaggiatori. Questo è un esperimento della compagnia aerea neozelandese per andare a offrire un servizio più meticoloso e attento alle esigenze del singolo, in base all’umore del momento.

Il Cirque du Soleil ha pensato invece di utilizzare HoloLens e i suoi ologrammi per andare a ricreare e immaginare la disposizione degli allestimenti negli spazi durante i propri eventi. In questo modo gli elementi possono essere “realmente” inseriti nell’ambiente circostante, spostati e associati, dando un’idea plausibile dell’allestimento finale.

Ma gli utilizzi non finiscono di certo qui: Brand come Volvo e la NASA si sono lanciati in questa nuova tecnologia fin dall’inizio, certi che possa essere utile a soddisfare le esigenze dei propri clienti. E gli ambiti di utilizzo infatti possono essere potenzialmente tantissimi: spaziando dall’healthcare all’architettura, dal gaming alle telecomunicazioni.

I pareri di alcuni esperti

Secondo l’analista di Forrester James McQuivey, HoloLens si candida a cambiare l’interazione fra uomini e macchine «come hanno fatto le interfacce basate su mouse negli anni ’90 o quelle touch dopo l’introduzione dell’iPhone nel 2007».

Non è un caso infatti che molti esperti definiscano HoloLens un vero e proprio computer olografico indossabile.

Come i cellulari hanno rivoluzionato la navigazione degli utenti e molte pratiche ad essa legate come per esempio l’acquisto di merce online, nulla vieta a HoloLens di rappresentare, in futuro, il nuovo modo di interagire con le macchine, navigare nel web e lavorare in modo smart.

Provocatoria, ma che fa riflettere, è proprio l’affermazione di Alex Kipman, l’inventore del device, che annuncia la morte del telefono a favore di tecnologie indossabili e integrabili con la vita e le gestualità del quotidiano.

Per quanto queste parole possano suonare pungenti bisogna prendere in considerazione uno studio effettuato da Wakefield Research in cui si attesta che la maggioranza degli intervistati cambierebbe telefono e tablet con un paio di smartglass per la fruizione della Realtà Aumentata.

La percentuale dei potenziali entusiasti cresce con il diminuire dell’età: si parte dal 59% della fascia di adulti dai 53 ai 71 anni per passare al 64% percento di quelli tra i 37 e i 52 per finire con l’83% dei millennial.

Dati incoraggianti per HoloLens e per tutto il mondo dei wearable che rappresenteranno certamente una tecnologia su cui investire e che entrerà piano piano a far parte delle nostre vite. Restiamo quindi in attesa delle prossime novità con uno sguardo già rivolto verso il futuro.

 

Sources: Microsoft, Visual Hunt, The Verge, Digital Trends, Wired, Corriere Tecnologia