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Devono avere un’anima: è così che i Chatbot ottengono una personalità

By |2018-01-05T15:58:49+00:00Marzo 28th, 2017|Categories: A Geek Touch, Chatbot & AI|Tags: , , , |

Negli anni 2000, collegarsi a Internet voleva spesso dire sedersi davanti a un monitor con connessione dial-up (ovvero sfruttando la linea telefonica), una serie di click, suoni e notifiche di ricezione mail. A quei tempi, AOL Instant Messanger era era uno dei passatempi prefereiti degli utenti Internet e il re di AIM era SmarterChild, un Chatbot che si inseriva nella tua lista di contatti.

Un Chatbot è un programma designato per simulare conversazioni con umani e SmarterChild è stato uno dei primi Chatbot che il pubblico abbia mai visto.

L’idea prevedeva che si facesse una domanda a SmarterChild – “Chi ha vinto i giochi di matematica la scorsa notte?” oppure “ Come si è chiuso oggi il Dow Jonse?”- poi il programma avrebbe cercato in Internet e, in qualche secondo, avrebbe risposto alla domanda. L’azienda che costruì SmartetrChild, ai tempi una startup chiamata ActiveBuddy, pensò di poter fare soldi sviluppando bot custom per aziende e rendendo SmarterChild un prototipo.
E la gente usò molto SmarterChild. Una volta giunto al suo apice SmarterChild chattava con 250.000 persone al giorno.

Rispondere come un Umano

Ma molte di queste persone non facevano domande riguardo sport o curiosità. Chattavano semplicemente con SmarterChild senza toccare temi particolari, allo stesso modo di come si chatterebbe con un amico. “ Il nostro obiettivo era realizzare un bot che le persone avrebbero realmente utilizzato e per fare ciò dovevamo renderlo il migliore amico che si potesse trovare nel Web”, ha detto Robert Hoffer, uno dei suoi creatori.

Secondo gli standard attuali, SmarterChild non era una tecnologia particolarmente avanzata, e molti dei suoi utilizzatori eran0 teenager che cercavano di ingannare il bot portandolo a dire qualcosa di sovversivo o frivolo. Ma gli user di SmarterChild contribuirono a creare un legame unico con il bot.

Facciamo un salto in avanti di 17 anni e… beh, sapete come gira il mondo oggi.

Abbiamo computer nelle nostre tasche, nelle nostre macchine e nei nostri frigoriferi – e parliamo con loro, esattamente come le persone parlavano con SmarterChild vent’anni fa: “Siri, com’è il tempo oggi?”, “Alexa spegni le luci.”

La mania dei Chatbot è guidata da assistenti personali come Siri di Apple, Alexa di Amazon o Google Home, seguiti da un’enormità di bot dagli usi più basilari e disparati sviluppati da startup più piccole.

Puoi mandare un messaggio a Digit per conoscere lo stato del tuo account. Kip aiuterà te e i tuoi collaboratori a portare a termine consegne nel miglior modo. Howdy è considerato il tuo “digital coworker” che automatizza compiti ripetitivi come la raccolta degli ordini per il pranzo.

Ancora oggi pochi bot sembrano essere riusciti ad attirare la nostra immaginazione quanto fece invece SmarterChild.

A molti bot manca ancora qualcosa che SmarterChild aveva in abbondanza: personalità.

Se Siri ed Alexa cercano di essere utili e gentili, SmarterChild era sarcastico e irritabile. Di a Siri che la odi, e lei ti risponderà qualcosa in modo fastidiosamente allegro e accomodante: “ Beh.. sono sempre qui per te”. Parlare sarcasticamente con SmarterChild? “SmarterChild smetterebbe di darti informazioni e non farebbe più nulla fino a che non ti scuseresti,” spiega Hoffer. “ Se offendevi SmarterChild dovevi pagare le pene dell’inferno.”

Questo è un bot che risponde esattamente come farebbe un umano.

“Allegro ma non così Ottimistico”

La maggior parte dei designer si trova in accordo sul fatto che i bot devono avere delle caratteristiche che possano simulare le reazioni legate alla personalità di un essere umano.

I Chatbot lavorano meglio quando le persone interagiscono con loro esattamente come farebbero con un umano. In questo modo la macchina può applicare le convenzioni tipiche di una normale conversazione senza rivolgersi agli utenti con una sintassi innaturale.

La personalità incoraggia un naturale botta e risposta.

Tu non parleresti al tuo barman nello stesso modo in cui parleresti ad un amico – a meno che il barman non abbia un grande senso dell’umorismo.

“Con i Chatbot, molte delle interfacce sono state eliminate e la User Experience dipende realmente solo dal dialogo” dice Ari Zilnik, una designer e consulente specializzata nella UX, “ L’esperienza di interagire con un bot è molto simile a quella di interazione con un umano, per questo inseriamo personalità al suo interno.”

Come si Costruisce quindi un Chatbot con Personalità?

I designer fanno spesso riferimento ai “cinque grandi” tratti della personalità. Secondo la teoria, ogni personalità ha 5 dimensioni: l’essere amabili, coscienziosi, vitali, estroversi e aperti mentalmente.

Su ognuno di questi aspetti, il designer decide dove posizionare il suo bot e poi scrive un dialogo per esprimerla attraverso la parola. Generalmente associano il bot con un database pieno di frammenti di lingua naturale che vengono utilizzanti quando parlano con un umano.

I dialoghi sono generalmente scritti da bot designer specializzati più creativi e interessati nelle relazioni umane che nel codice informatico.

Personalità attraverso il Design

Dopo aver progettato la personalità di un bot arriva la parte ancora più difficile: aiutare il bot ad esprimere la sua personalità attraverso il linguaggio.

Siccome i bot e gli umani interagiscono principalmente attraverso testi o lingua scritta, questi sono i mezzi con i quali i designer possono sbizzarrirsi.

Inoltre, anche se il mondo tecnologico è assuefatto dalla fase di test prima di lanciare un prodotto sul mercato, per i bot il processo è ben diverso. E’ molto più fisico e la domanda più ricorrente è: “si percepisce nel modo corretto?”

“Per realizzare un bot che sia popolare tra il pubblico, è fondamentale lavorare sul dargli una personalità e un’anima” dice Hoffer. “Quanto più è in grado di distinguere tra giusto e sbagliato, bene e male e dare consigli moralmente accettabili maggiore sarà la facilità di coinvolgere il pubblico avviando un’interazione e dei dialoghi sempre più vicini a quelli naturali.”

 

Source: ‘It Has To Have A Soul’: How Chatbots Get Their Personalities : All Tech Considered : NPR

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